Pietro Milanesi: alla conquista del West!

Ho conosciuto l’ospite di questa settimana della nostra rubrica degli Artisti Pinerolesi nel mondo circa 10 anni fa. Contesto del tutto casuale. Un torneo di calcetto estivo. Ci ritroviamo in squadra insieme, contattati da un amico comune. Il torneo funziona e la squadra risponde bene in una politica di totale democrazia dove non esisteva un coach. Armonia di spogliatoio e risultati che ci portano in finale. A pochi istanti dal fischio iniziale del match di epilogo lo shock. Il nostro protagonista si impone: “Ragazzi ho deciso che la finale la gioco da titolare”. Non era mai successo in nessun match precedente. Fummo spiazzati e lui entrò da gladiatore in campo per primo, auto-nominandosi come leader carismatico, senza che noi si potesse ribattere. Perdemmo la finale. Da quel pomeriggio estivo in quel di Buriasco è passato un mondo. In questi giorni di chiusura totale siamo blindati nelle mura di casa e perciò per viaggiare ci attacchiamo alla rete. Ed è in questo contesto di trip virtuale che sono finito a Los Angeles e mi son imbattuto nel sito on-line del nostro amico e ospite: www.pietromilanesi.com



Buongiorno Pit come stai? Torrese doc ma da ormai 4 anni in pianta stabile a Los Angeles dove con successo lavori come compositore di musiche per film, spot pubblicitari, serie tv. A parte gli scherzi, quali sono stati gli step decisionali che ti hanno permesso di raggiungere ciò che hai ottenuto in questi anni?

Buongiorno a te, qui tutto bene. Tu come stai? L’idea di trasferirmi negli Stati Uniti l’avevo fin dal liceo, considerando che la maggior parte della musica che ascoltavo e che volevo fare veniva da qui. Quando lavoravo come fonico a Roma ho avuto la fortuna di avere la Berklee School Of Music, che era il mio “sogno-nel-cassetto” universitario, venire a fare le audizioni per l’Italia nello studio in cui lavoravo. Gli esaminatori della scuola sono venuti due anni di fila e quando sono tornati il secondo anno mi ero fatto un’idea chiara di come funzionasse l’audizione e l’ho fatta a mia volta. Sei mesi dopo ero su un aereo per Boston. Una volta laureato sapevo di voler restare negli USA e Los Angeles era la metà obbligata, un posto unico per chiunque voglia lavorare nella musica per film e tv. Qui è molto competitivo, al limite del saturo, ma allo stesso tempo ci sono tante opportunità. La parte difficile è entrare nel giro, ma con tanto lavoro e la giusta mentalità lentamente ci si riesce ed eventualmente il lavoro avanza e migliora nel tempo. Lavoro come Freelancer da due anni: per me è stata una scelta fondamentale per fare il salto di carriera successivo e lavorare a miei progetti, ma nello stesso tempo mantenere i contatti con i compositori con cui avevo cominciato e diventare un loro regolare collaboratore. La strada è ancora lunga, ma finora le cose sono andate in crescendo e spero continuino su questa traiettoria.

Direi che ti si può senza dubbio definire un polistrumentista. Per diverso tempo hai calcato le scene come batterista, chitarrista. Poi però la decisione di passare nel “DIETRO LE QUINTE”. Raccontaci questa tua scelta. Cosa ti ha spinto a preferire lo studio ai live?

Mi piacerebbe poter fare entrambi, ma ad essere sincero non sono mai stato un animale da palcoscenico e lavorare dietro le quinte è più affine al mio carattere. Ho sempre trovato più interessanti la creazione di musica e lavorare con il suono e immagini. Anche a livello di carriera di lunga durata, il musicista live non l’ho mai trovato troppo promettente per me. Ovviamente parlo a livello personale, essendo ambizioso mi sono accorto abbastanza in fretta di non avere le qualità necessarie per arrivare ai livelli che desideravo. Al contrario componendo e lavorando in studio ho trovato la mia dimensione, non solo ho la possibilità di suonare diversi strumenti, e all’occasione di impararne di nuovi, ma soprattutto di lavorare a progetti e tipi di musiche tra loro molto differenti, che per me è fondamentale e stimolante dal punto di vista creativo. Al giorno d’oggi, scrivere musica da film non significa solo l’aspetto compositivo, ma anche produrre i brani, suonarli, lavorare con i musicisti, preparare gli spartiti, spesso registrare e missare, quindi ho modo di utilizzare tutte le competenze che ho acquisito negli anni.

Visitando il tuo sito, ed invito tutti ad andarci per ascoltare i tuoi brani, ma soprattutto la sezione “Watch” dove si possono visionare alcuni dei tuoi lavori per spot, film e serie tv, resto colpito, tra gli altri lavori, dallo spot Adidas con gli All Blacks. Per un profano come me, puoi raccontarci come nasce un prodotto del genere? Come accosti immagini a suoni? Quale è il tuo metodo/stile di lavoro?

Quello è stato uno dei progetti preferiti cui ho lavorato di recente! Lo spot è super energetico, dura solo un minuto ma ci saranno almeno un centinaio di tagli dell’editing video, e la musica deve enfatizzare questa energia. La richiesta per questo spot era di avere ogni quadro e immagine con un proprio suono specifico, e creare una musica che funzionasse come una sorta di gigantesco collage, il più possibile sincronizzato con le immagini, piuttosto che un brano continuo e omogeneo. Inoltre il cliente mi ha inviato una serie di brani e riferimenti sonori per orientarmi in che tipo di sound volessero. Il video su cui lavoro inizialmente è completamente muto, lavoro come se fosse uno dei dipinti che vedi nello spot. Prima strutturo la musica nelle sue linee generali, trovo il tempo giusto per sincronizzarla con le immagini. Il secondo passo è stato capire cosa fare su ogni sezione, a volte ho idee che funzionano, altre volte devo fare una serie di esperimenti per trovare la soluzione migliore. In generale non c’è mai abbastanza tempo, quindi seguo il mio istinto e cerco di lavorare il più in fretta possibile. Una volta che il brano è imbastito – in questo caso la parte ritmica era il fondamento per far funzionare il tutto e mantenere lo spot accattivante dall’inizio alla fine – mi occupo dei vari dettagli, trovare i suoni che meglio si accostano alle immagini, ad esempio i tamburi sull’immagine del primo pittore o le voci liriche sull’esplosione di colori nel primo quadro. Di solito misso mentre scrivo, quindi quando ho finito la parte compositiva, il pezzo è pronto; magari spendo un paio d’ore a equalizzare meglio alcuni suoni ma in generale il più è fatto. Il lavoro per pubblicità di solito procede veloce, spesso ho meno di 24 ore per scrivere e produrre un brano completo, ma le revisioni sono numerose, dato che deve essere approvato dallo studio che si occupa del suono, dal regista dello spot e infine dal cliente, in questo caso Adidas. Lavorare su progetti stimolanti come è stato questo sicuramente aiuta a rimanere creativi anche quando devo fare le ore piccole!

A tal proposito leggiamo dalla tua bio che hai avuto il privilegio di lavorare, tra gli altri, con artisti e compositori di calibro mondiale quali Celine Dion, Ennio Morricone, Nicola Piovani, Adam Peters. Raccontaci l’esperienza che più ricordi con piacere ma soprattutto con soddisfazione personale.

Con le colonne sonore di Morricone ci sono letteralmente cresciuto, guardo i film Western di Sergio Leone da quando sono bambino, quindi passare giorni interi in studio solo io, Morricone e il suo fonico è stata un’esperienza abbastanza da pelle d’oca. È uno dei giganti della musica da film e senza dubbio con merito, lavorandoci assieme non posso che testimoniare il suo genio musicale. Ho tante memorie di momenti “magici” in studio con artisti molto meno affermati, per fortuna capitano abbastanza di frequente e aiutano a ricordarmi il piacere di fare musica quando sono in cerca di stimoli.

Come funziona il mercato “hollywoodiano”? Come sei riuscito a farti conoscere in un mondo che a me, seduto qui sulla mia tavola di casa, pare un caos incredibile ma soprattutto inarrivabile, al limite del marziano?

Capisco a cosa ti riferisci, quando vivevo in Italia avevo la stessa impressione. In realtà una volta che ci sei dentro non è così marziano come può sembrare, facendo un passo alla volta puoi trovare la tua strada in questo mercato all’apparenza caotico. Il percorso più comune, che ho in parte seguito, e quello di cominciare lavorando per qualcuno più affermato, in modo da acquisire competenze e contatti e lavorare a progetti di un livello superiore di quelli cui avrei avuto accesso lavorando in proprio fin dall’inizio. Questo vale nella musica, come in altri settori del mercato di Hollywood: se vuoi fare il regista comincia come assistente di produzione, se vuoi fare il montatore cerca lavoro come assistente al montaggio, e così dicendo. Se hai la giusta mentalità e capacità, e sei in grado di essere un buon collaboratore, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche umano, essendo l’interazione con altre figure professionali fondamentale, le porte eventualmente si aprono. Se lavori bene le opportunità ci sono e il passaparola crea nuovi contatti e nuovo lavoro. Alla fine è un ambiente più piccolo di quanto possa sembrare dall’esterno, e nel giro di qualche anno puoi farti conoscere e conoscere molte persone. Avere competenze e interessi diversificati aiuta molto: cinema, tv e pubblicità, all’apparenza simili, sono mondi diversi, e lavorare in tutti e tre mi aiuta ad avere continuamente nuovi progetti a cui lavorare. È vero che è un’industria in continua trasformazione, quindi essere in grado di rinnovarsi e stare al passo con i tempi e con le nuove tecnologie è assolutamente necessario per rimanere competitivi.

Mi sono gustato in cuffia un tuo mix di video per spot. In 5 minuti sei riuscito a farmi saltare nella prima linea degli All Blacks. Un attimo dopo ero in un attico in giappone a provarmi con una pazzesca modella orientale un paio di jeans e poi mi è venuta una sete desertica ed ho dovuto farmi una spremuta. Perfettamente idratato in un attimo andavo a 206 miglia senza rischi con le nuove Hankok ed infine ho dovuto interrompere il mio lavoro perché vinto dalla nostalgia ho dovuto guardarmi delle foto delle mie vacanze passate. Tutto con un realismo totale. Quando componi quali sono i tuoi obiettivi? Rapire il pubblico e guidarlo nell’immedesimazione è uno dei tuoi scopi?

Grazie! Dipende dai progetti, ma in generale nel mio lavoro per pubblicità ho 30 secondi per attirare e mantenere la tua attenzione, quindi la musica va a mille all’ora, sempre. Mescolare musica e sound design aiuta molto a creare il realismo totale cui ti riferisci. La parte sonora è fondamentale per la riuscita dello spot, ed è di conseguenza utilizzata in primo piano. È un prodotto che funziona bene nella società moderna, dove la durata di attenzione per qualsiasi cosa e molto ridotta. Al contrario, quando lavoro a un film, che ha un respiro più ampio, spesso la musica lavora sullo sfondo, e va a creare un nuovo livello percettivo che è più subliminale. Non sempre il realismo è uno degli obiettivi in questo caso. Magari vedi una scena all’apparenza tranquilla e positiva, ma la musica è premonitrice di qualcosa che succederà più avanti nel film, come accade spesso in un film dell’orrore, quando i personaggi arrivano in una nuova abitazione che sembra la casa dei loro sogni, prima che si trasformi nel loro incubo. Oppure la musica aiuta a raccontare la psiche di uno dei protagonisti, anche se non è visibile dalle immagini. Per la mia indole versatile, entrambi gli approcci sono validi, tutto dipende da cosa richiede il regista e dal tipo di progetto, la musica si adatta di conseguenza.

Parliamo del presente. Sicuramente le relazioni sociali sono alla base del tuo mercato, anche se immagino che molto tu lo possa praticare nel più classico del modello smart working. Quali sono le prospettive prossime future per la tua professione vista la situazione mondiale causata dal COVID-19? Su cosa stai lavorando ora e raccontaci dei tuoi prossimi progetti o sogni da realizzare. Magari un ritorno su un palco con una band?

Ho la fortuna di avere il mio studio a casa, quindi la mia realtà giornaliera non è stata troppo stravolta. Spesso mi interfaccio con collaboratori e clienti solo via email, mandando e ricevendo materiale via web; ambientarsi alla nuova realtà è sicuramente più semplice per me che per altri. Dal punto di vista lavorativo però è stato un bel colpo. Tutte le produzioni sono ferme, quindi a parte progetti che si stanno chiudendo tutti i lavori nuovi sono stati rinviati indefinitamente. Al momento sto finendo due film: una storia di formazione di una ragazza che va a lavorare per un’estate su un peschereccio e un film thriller-psicologico legato a un trauma, con sfumature da film dell’orrore. Come puoi immaginare progetti molto diversi tra loro. Subito prima della crisi pandemica stavo collaborando con il compositore Joseph Trapanese a una serie di progetti per Netflix; se la situazione migliora a breve potrei tornare a lavorarci. In generale il futuro è molto incerto, ma nel mio lavoro lo è sempre, quindi non sono particolarmente preoccupato. Sogni da realizzare ne ho tanti, ma se devo sceglierne uno farse sarebbe scrivere per un film di James Bond!

Infine come ogni artista anche a te Pit chiediamo un saluto fatto da uno o due tuoi lavori in anteprima o esclusiva solo per noi di Groovin’. Terrorizzaci con qualche tuo stacco “Tension-Suspence” o commuovici con qualche spunto “Emotional-Romantic”.

Ah! Ho un brano inedito che ho scritto per il documentario The Dissident per una scena che è stata tagliata dal final cut del film, quindi super in esclusiva e super tension, voi di Groovin’ siete il primo pubblico a sentirlo. E dato che abbiamo parlato tanto di pubblicità e poli-strumenti, e che ci stiamo avvicinando all’estate, il secondo brano è un estratto per una campagna di abbigliamento da spiaggia dove mi cimento a suonare la chitarra (non sono io a cantare però!). Grazie mille per l’intervista e in bocca al lupo al portale di Groovin’!

The Dissident (Inedito) – Pietro Milanesi
Sun On My Face – Pietro Milanesi

Come si dice in questi casi Pit no, grazie a te. Leggendo le tue parole mi è venuto in mente quando in Belgio, sono andato a visitare la “brewery” della Carolus. Alla fine del giro arrivammo alle degustazioni. E qui la nostra guida ci invitò, birra dopo birra, a scomporne i sapori individualmente, per poi riassaporare al fondo della gola, dopo averlo meditato, il gusto completo. E così leggendoti, ho provato a gustarmi i tuoi lavori segmento dopo segmento seguendo ritmo, accostamenti, scelte, volumi, crescendo, ritrovando alla fine il risultato nella sua completezza. Ho provato così un piacere nuovo, similmente a quanto scoprii con le birre ma con un’importante differenza. Alla fine non sono ubriaco!

Nico

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